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lunedì 17 giugno 2013

17 Giugno 1973

"Settanta. Sono appena iniziati gli anni più romantici della storia del Genoa, gli anni più romantici della vita di Fabrizio De André. (…) Mai come adesso per Faber sono la stessa cosa: una storia d'amore per cui è difficile fare una canzone. Difficile scriverne. Difficile parlarne quando verranno a chiederne conto gli altri. (…) Quando verranno a chiedertelo per il gusto di vedere il tuo imbarazzo per quest'amore domandato, demandato, retrocesso. Sono gli anni più romantici di Fabrizio De André. Il Genoa è in serie B. Il matrimonio con Puny finisce (…).

Il Genoa che strappa i capelli è perduto. L'amore fiorisce fuori da una camera da letto ingiallita. Non al denaro, non all'amore, né al cielo ma al Grifone sì. A via Armeria nasce il Club Ottavio Barbieri, da lì tre anni dopo la Fossa dei Grifoni. Sono gli anni più romantici della società italiana. Ma sono anche anni di piombo. Anni di fiori. Anni di ideali. Siamo agli albori del tifo organizzato. Genova, tra porto, poesia, incazzatura, storia, tramonto sbilenchi e mare è una piazza fantastica da questo punto di vista. Il termine ULTRAS secondo certe lezioni, sicuramente di parte comunque non cialtrone, nasce proprio in una piazza di questa città, per una scritta doriana: Uniti Legneremo Tutti i Rossoblù a Sangue.

Giochi di bimba. Sicuramente i genoani faranno vedere a tutti che significa amare senza condizioni e condizionamenti oltre le categorie, oltre i divorzi e i matrimoni (…) Fabrizio De André e Puny si lasciano e il Genoa finisce per la prima volta nella sua storia in serie C. Il grifone non è mai stato così fragile. Mai (…) Con un bambino da crescere e le passanti che non smettono mai di passare. Il Genoa è in C, De André che ha cantato l'amore perduto (…) non la lascia sola. Lo fanno tutti i genoani. Come fan presto amore ad appassire le rose, ma i mille papaveri rossi no. Il popolo salva il Genoa, il poeta scioglie il suo privato nel pubblico. Scrive capolavori definitivi (…) prende e segue il Genoa, per terra, per cielo e per mare.

“Facevo trasferte lunghissime in automobile... Di tutto per il Genoa”


Come fan presto amore ad appassire le rose, ma i mille papaveri rossi no, ti faranno veglia anche all'ombra dei fossi e della Fossa dei Grifoni che sta per nascere.(...)
Sono gli anni più romantici della storia del Genoa, gli anni più romantici della vita di Fabrizio De André che sta vivendo la storia che lo porterà a scrivere una delle sue più belle canzoni d'amore. Il Genoa che è tornato in B ci resta un anno di troppo, alla fine saranno due anni di purgatorio. Due anni durerà un'altra storia d'amore prima di sciogliersi per sempre in altre note splendide. Definitive. Scolpite... Giugno '73. (…)
Il Genoa sono otto anni che manca dalla serie A. Adesso è il 1973. Sta per essere giugno. (..) Tutto sta per compiersi. Marassi, stadio Luigi Ferraris, 17 giugno 1973, Genoa-Lecco. (…) La gente non entra per quanto è già entrata. E' il popolo rossoblu. Esiste, non è un concetto astratto, non piacerebbe altrimenti a Faber l'anarchico. (…) C'è. Giugno '73. La partita inizia nel pomeriggio, ma al mattino lo stadio è un catino. La gente è alle finestre. Il pallone scende dal cielo, non è una metafora del cazzo, il pallone lo portano i paracadutisti che piombano veloci a centrocampo. Il cielo è abitato quel giorno. E' pieno di palloncini rosso e blu, se andate su Youtube e vi fate aiutare da qualcuno della Nasa potete vedere in controluce, in filigrana, anche qualche Grifone in giro per l'aere quel giorno.

C'è traffico in città, attorno e lungo Marassi fino a Piazza de Ferrari ci sarà una processione senza soluzione di continuità. C'è un uomo nudo completamente dipinto di rosso e blu in tribuna, c'è un volo di colombe bianche (…) una bambina guida la banda con una bandiera rossoblu, è amor sacro e basta, tre bandieroni giganteschi sventolano sui pennoni della tribuna, qua e là, sopra e sotto tutte bandiere. Se ne vede una meglio delle altre in tribuna, è con la Stella. Si vede una Stella. E' il calcio con la scritta Campari, la squadra entra in campo e si fa carezzare dalle stoffe al vento, va sotto la Gradinata Nord, saluta, si fa la foto dentro la porta, il Genoa torna in serie A. Allora Fabrizio De André potrà lasciare Genova per sempre. Per un motivo o per l'altro non riuscirà più ad andare a vedere il Genoa. E' il 17 giugno. Giugno '73. E' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati".

Da: Il Grifone fragile

giovedì 13 giugno 2013

Gigi Meroni

"Era innamorato di Meroni, di Meroni Fabrizio ne parlava sempre".  (Dori Ghezzi)

Meroni è stato un poeta in campo, coi suoi dribbling sghembi, con le sue corse con le ali troppo grandi per non inciampare negli ostacoli messi da chi striscia, col suo andare girovago secondo fantasia e non secondo la bussola, dentro, sopra, sotto e fuori dal campo. Gigi Meroni aveva sconvolto la morale pubblica non tanto perché andava in giro con la gallina al guinzaglio, per l'abbigliamento e il look eccentrico, perché dipingeva, perché nessun difensore della pubblica ottusità riusciva a fermarlo, piuttosto per essere andato a convivere con una donna sposata con un regista romano ma separata di fatto. Quello era stato il suo più grande tunnel a uomini e a donne di buona volontà di questo mondo. Gigi Meroni è stato l'amico fragile di Fabrizio De André e di chiunque sia innamorato del mare, di un gabbiano e di una vecchia storia misteriosa o sporca di una spiaggia qualunque. Di chi un giorno s'è detto di non volersi mai abituare all'abitudine, di chi per abitudine ha deciso di essere sconveniente, cioè di mantenere viva sempre la scintilla contro la convenienza, l'opportunità, il conformismo. Di chi alle geometrie preferisce il caos stellare che c'è dentro un dribbling.
 
De André ha sempre visto in Gigi Meroni un corrispettivo anarchico in quella Via del Campo di Marassi, sulla cattiva strada che va dagli spogliatoi alla vita, Gigi Meroni veniva da Como, era un Promesso Sposo, una promessa del calcio italiano che aveva trovato in Genova la sua città ideale, per i carruggi, per gli odori, per i profili da numero 7 (tutta Genova è un numero 7 tra le montagne e le onde), per il mare. Quando venne venduto i tifosi del Genoa misero a ferro e fuoco la sede. De André ci rimase malissimo (tanto di scrivere di questa cosa ancora agli inizi degli Anni Novanta sul suo diarietto!), i portuali fecero le barricate per strada: il '68 a Genova è stato il butterfly effect del volo della farfalla granata. Così poi non diventa un caso che Gigi Meroni lascerà il Genoa per andare al Torino, lì dove tutto ebbe inizio nel cuore di Faber. Torino che significa Toro, un'altra grande storia di poesia, di tremendismo, di Superga, di leggenda, di verità, ma che significa anche il suo contrario: Agnelli, "La Stampa", la Fiat. Quando Gigi Meroni morirà, "La Stampa" farà una campagna contro i funerali in chiesa mentre dal carcere delle Nuove di Torino i detenuti raccoglieranno soldi per mandare fiori sulla bara. Gigi Meroni è una canzone di De André, un personaggio della sua vita e della sua fantasia, un uomo colorato per il quale ha tifato, qualcosa di più per essere dimenticato, un'ultima strofa, un epitaffio da mettere sulla sua personalissima Via del Campo di Marassi: un diamante che germoglia profumo e che se ne va a morire per sempre con la squadra del papà.

"Meroni fu un artista nel campo e nella vita... Da quell'anno il Genoa ha dovuto aspettare fino ad Aguilera per poter dire di avere un grande centravanti (a parte il baluginio di Pruzzo subito ceduto alla Roma). E sto facendo un grande complimento ad Aguilera"  (Fabrizio De André)

 Da Il Grifone fragile, pagg. 52-55