La recensione di Gabriele Pescatore per il MUCCHIO (il Mucchio Selvaggio) di Settembre 2013.
Clicca sull'immagine per ingrandire
pagina 1/2
Clicca sull'immagine per ingrandire
pagina 2/2
Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa
Un libro di Tonino Cagnucci - Edizioni Limina, 2013
Visualizzazione post con etichetta Grifone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grifone. Mostra tutti i post
lunedì 14 ottobre 2013
mercoledì 9 ottobre 2013
Pomeriggio da Campioni - Rai Sport 1
08.10.2013 - Tonino Cagnucci ospite nella trasmissione Pomeriggio da Campioni (Rai Sport 1) presenta Il Grifone fragile.
Per rivedere la trasmissione tramite il sito di Rai Sport cliccare QUI (dal minutaggio 00.15)
Per le immagini si ringrazia Anton Filippo Ferrari
Per rivedere la trasmissione tramite il sito di Rai Sport cliccare QUI (dal minutaggio 00.15)
Per le immagini si ringrazia Anton Filippo Ferrari
sabato 28 settembre 2013
giovedì 26 settembre 2013
"Grifone Fragile", De Andrè cuore rossoblù
Genova -De Andrè e il Genoa: storia d'amore struggente, di un'intensa fede rossoblù. Storia d'amore raccontata in "Grifone Fragile",
libro del giornalista Tonino Cagnucci, presentato oggi pomeriggio al
Ferraris insieme a Pippo Spagnolo e e Roberto Scotto padri della Gradinata Nord e amici di Faber.
Cagnucci, caporedattore del Romanista, tifoso giallorosso e fan di De Andrè, svela nei particolari i dettagli della passione di De Andrè per il Grifone. Viene fuori un ritratto inedito di un De Andrè che si appuntava su un'agenda le formazioni del Genoa, i possibili acquisti per rinforzare il team rossoblù, o tabelle punti per raggiungere al più presto la salvezza. Quello che magari fanno tanti tifosi. Quello che faceva anche un tifoso speciale come Fabrizio De Andrè.
«Racconto la fede di De Andrè per il Genoa- spiega Cagnucci - il De Andrè in versione tifoso, dalla nascita fino alla morte. Si sapeva che lui era genoano, ma attraverso una lunga ricerca sono venuti fuori tantissimi aneddoti anche tramite i racconti di Dori Ghezzi. Quello che mi ha colpito di più è quello che riguarda i giorni della prigionia di De Andrè quando l'unico legame che gli permetteva di dialogare con i suoi rapitori era proprio il Genoa».
E la presentazione di oggi pomeriggio al Ferraris è stata anche l'occasione per festeggiare gli 80 anni di Pippo Spagnolo, celebrato dai tifosi della Nord con una torta a sopresa. Spagnolo, emozionato ha spento le candeline: «Genoani si nasce - le parole di Spagnolo - spesso ai miei amici rossoblù dico: "Sei già genoano, vuoi anche vincere? Non c'è bisogno, bastano emozioni come queste"».
Articolo di Valerio Arrichiello per Il Secolo XIX
Cagnucci, caporedattore del Romanista, tifoso giallorosso e fan di De Andrè, svela nei particolari i dettagli della passione di De Andrè per il Grifone. Viene fuori un ritratto inedito di un De Andrè che si appuntava su un'agenda le formazioni del Genoa, i possibili acquisti per rinforzare il team rossoblù, o tabelle punti per raggiungere al più presto la salvezza. Quello che magari fanno tanti tifosi. Quello che faceva anche un tifoso speciale come Fabrizio De Andrè.
«Racconto la fede di De Andrè per il Genoa- spiega Cagnucci - il De Andrè in versione tifoso, dalla nascita fino alla morte. Si sapeva che lui era genoano, ma attraverso una lunga ricerca sono venuti fuori tantissimi aneddoti anche tramite i racconti di Dori Ghezzi. Quello che mi ha colpito di più è quello che riguarda i giorni della prigionia di De Andrè quando l'unico legame che gli permetteva di dialogare con i suoi rapitori era proprio il Genoa».
E la presentazione di oggi pomeriggio al Ferraris è stata anche l'occasione per festeggiare gli 80 anni di Pippo Spagnolo, celebrato dai tifosi della Nord con una torta a sopresa. Spagnolo, emozionato ha spento le candeline: «Genoani si nasce - le parole di Spagnolo - spesso ai miei amici rossoblù dico: "Sei già genoano, vuoi anche vincere? Non c'è bisogno, bastano emozioni come queste"».
Articolo di Valerio Arrichiello per Il Secolo XIX
mercoledì 25 settembre 2013
Presentazione de "Il Grifone fragile" allo Stadio Luigi Ferraris di Genova 26.09.2013
![]() |
sabato 21 settembre 2013
L’amor profano di chi volava in alto nel cielo
Il Grifone fragile - Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa
(Limina, pp. 171, euro 16.90) è il nuovo libro di Tonino Cagnucci. Non è
solo un libro. È un esperimento difficile. Cercare l’uomo nel mito. Il
De Andrè tifoso del Genoa nel De Andrè poeta. Un atto blasfemo,
dissacrante, quasi di lesa maestà. Tre caratteristiche, che subito fanno
amare questa ricerca letteraria. Il tifoso De Andrè è l’amico fragile
del De Andrè poeta. Nel tifoso c’è il lamento disperato di una passione
incontrata da ragazzo che porterà però sempre con sé. Ovunque. Quasi a
voler conservare un punto di contatto con la terra,lui che era solito
alzarsi in volo per raccontare gli eterni inganni del mondo nei suoi
testi. Il contraltare laico che lo faceva sentire agganciato a qualcosa
di umano.
Dori Ghezzi, in una intervista che l’autore riporta nel libro, dirà che era tifosissimo. Anche in Sardegna, durante il sequestro, una delle sue poche richieste ai rapitori era: «cos’ha fatto il Genoa?». Vedevano le partite insieme con Dori. Non se ne perdeva una. Scriveva i nomi delle formazioni sul diario e Tonino Cagnucci è andato a cercare quei preziosi materiali a Siena, in un archivio. Pagine incredibili, che hanno il sapore delle ricerche di Guglielmo di Baskerville ne Il nome della rosa. In quel caso, l’obiettivo era di riportare alla luce, e far conoscere, i libri di Aristotele. Per mostrare il lato leggero della vita, a una società medioevale e bigotta, un po’ come la nostra, che non appena stabilisce la sacralità di un luogo, o di un autore, subito si preoccupa di non farlo contaminare da ciò che è ritenuto profano per vocazione.
De Andrè un tifoso? Ma ti pare? Sembra che tutti i suoi colleghi, abbiano detto questo all’autore, quando comunicava loro l’idea del libro. Di diverso avviso sono stati la compagna e gli amici di Fabrizio De Andrè: Baccini, Villaggio e molti altri. Ognuno di loro ha raccontato con piacere del De Andrè tifoso. Il Grifone fragile è una sorta di «Bocca di rosa», che prova a tenere insieme l’amore sacro e l’amor profano, restituendo al lettore un profilo poco noto del famosissimo «bombarolo» di Genova.
Cagnucci è recidivo. Ha già scritto altri due libri, sempre attinenti al calcio e ai calciatori ed è un giornalista sportivo de «Il romanista». Stavolta però gli è andata male. Non solo perchè parlando di Genoa e non di Roma si è trovato a parlare della prima società di calcio italiana, come sempre amava sottolineare il tifosissimo Fabrizio, e non tanto perchè ha raccontato uno dei più grandi poeti e musicisti contemporanei, ma proprio perchè questa ricerca dell’uomo dietro l’altare sacro del poeta, lo ha portato a scrivere, per una sorta di magia al contrario, pagine di vera e propria poesia. Intendendo per poesia, il racconto di qualcosa che non consideriamo consueto.
Articolo di Carmelo Albanese per Il Manifesto
Dori Ghezzi, in una intervista che l’autore riporta nel libro, dirà che era tifosissimo. Anche in Sardegna, durante il sequestro, una delle sue poche richieste ai rapitori era: «cos’ha fatto il Genoa?». Vedevano le partite insieme con Dori. Non se ne perdeva una. Scriveva i nomi delle formazioni sul diario e Tonino Cagnucci è andato a cercare quei preziosi materiali a Siena, in un archivio. Pagine incredibili, che hanno il sapore delle ricerche di Guglielmo di Baskerville ne Il nome della rosa. In quel caso, l’obiettivo era di riportare alla luce, e far conoscere, i libri di Aristotele. Per mostrare il lato leggero della vita, a una società medioevale e bigotta, un po’ come la nostra, che non appena stabilisce la sacralità di un luogo, o di un autore, subito si preoccupa di non farlo contaminare da ciò che è ritenuto profano per vocazione.
De Andrè un tifoso? Ma ti pare? Sembra che tutti i suoi colleghi, abbiano detto questo all’autore, quando comunicava loro l’idea del libro. Di diverso avviso sono stati la compagna e gli amici di Fabrizio De Andrè: Baccini, Villaggio e molti altri. Ognuno di loro ha raccontato con piacere del De Andrè tifoso. Il Grifone fragile è una sorta di «Bocca di rosa», che prova a tenere insieme l’amore sacro e l’amor profano, restituendo al lettore un profilo poco noto del famosissimo «bombarolo» di Genova.
Cagnucci è recidivo. Ha già scritto altri due libri, sempre attinenti al calcio e ai calciatori ed è un giornalista sportivo de «Il romanista». Stavolta però gli è andata male. Non solo perchè parlando di Genoa e non di Roma si è trovato a parlare della prima società di calcio italiana, come sempre amava sottolineare il tifosissimo Fabrizio, e non tanto perchè ha raccontato uno dei più grandi poeti e musicisti contemporanei, ma proprio perchè questa ricerca dell’uomo dietro l’altare sacro del poeta, lo ha portato a scrivere, per una sorta di magia al contrario, pagine di vera e propria poesia. Intendendo per poesia, il racconto di qualcosa che non consideriamo consueto.
Articolo di Carmelo Albanese per Il Manifesto
lunedì 22 luglio 2013
De André, un genoano
La squadra del cuore è la colonna sonora della vita. Non cambia mai e ti accompagna sempre. E il Genoa è stato la colonna sonora di uno che, a sua volta, è stato la colonna sonora per tanti: Fabrizio De André.Che fosse genoano si sapeva, ma quanto e come lo fosse lo ha svelato il nostro Tonino Cagnucci nel suo ultimo libro. Si chiama “Il grifone fragile – Fabrizo De André, storia di un tifoso del Genoa” (Limina, 171 pagine, 16.90 euro) e potrebbe essere definito una biografia doppia, perché intreccia due vite: quella del cantautore e quella della sua squadra del cuore. Ma in realtà cercando una categorizzazione non si rende giustizia a un'opera che è un incontro di voci, sentimenti e storie che non possono non coinvolgere anche chi non è del Genoa e chi non è appassionato di De André. C'è anche un po' di Roma, con le parole di Turone e Zigoni. «La maglia del Genoa è una maglia di De André – dice “Zigo” - Ci sono maglie e maglie nel calcio, simboli e simboli. Secondo me tre sono più maglie di altre. Sono le maglie del Genoa, del Tori e della Roma, squadre espressioni del popolo, col rosso dei cuori, con gente sanguigna che se ne innamora». E Faber, figlio di un tifoso del Torino e genoano, se fosse nato a Roma sarebbe stato della Roma. Lo si può affermare con certezza dopo aver letto della sua avversione per la Juventus degli Agnelli («Ho una certa reticenza nell'identificarmi con chi vince»), espressione della logica del profitto, o per il Milan «plutocrate e pluridecorato». Lo striscione “Chi tifa Roma non perde mai” avrebbe potuto idearlo lui, nato nell'ultimo giorno in cui il Genoa è stato primo in classifica e “battezzato” allo stadio in un Genoa-Torino del 1947.
«Questa squadra che perde ma che ha con sé la gente». Sul 3-0 per il Torino, all'85', il Genoa segna due gol e prende un palo. Lui s'innamora dei rossoblù e così inizia questa biografia sì, doppia, ma non duplicata, perché le vite di De André e le vicende del Genoa non solo s'intrecciano, ma diventano la stessa cosa, insieme alle poesie in musica di Faber. Come quella bandiera che sventola in Gradinata Nord col ritratto del cantautore genovese. «Quindi genoano, perché Genova è il Genoa». Sì, sarebbe stato della Roma ma non ne avrebbe scritto un inno, come non lo ha fatto per la sua squadra. «Per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo». Un insegnamento più che mai attuale per questi tempi romanisti. Perché se una canzone diventa un inno lo decide la gente, non chi l'ha scritto. I genoani hanno scelto la sua “Crueza de' ma”, che non parla del Genoa ma che è scritta in genovese, quindi in genoano.
Quanto lo coinvolgesse, lo raccontano Dori Ghezzi, i già citati Zigoni e Turone, Francesco Baccini, il capo storico dei tifosi del Genoa Pippo Spagnolo, un Gigi Riva degnissimo rappresentante dell'altro amore di De André, la Sardegna, e un Paolo Villaggio talmente sampdoriano da non accettare che si parli di De André come di un genoano. Ma scorrendo queste pagine tifose, quindi vere, ci trovi anche Pier Paolo Pasolini e Gigi Meroni (Genoa e Torino, appunto), simbolo di quella libertà che vola sopra a qualsiasi cosa. Anche sopra i vicoli di Genova, dove scorrendo nel libro ti sembra di perderti, o sopra lo stadio Ferraris, dove De André accompagna il Genoa in ogni partita. Non solo lì, perché poi ci sono anche le trasferte con un amico, tale Pinelli, forse anarchico, malato di diabete che ogni tanto deve fermarsi per un'iniezione d'insulina. Fino al “Giugno '73”, il capitolo più coinvolgente del libro: De André si separa dalla prima moglie e lascia Genova.
Ma non poteva lasciare la sua squadra in B e così l'ultima partita allo stadio diventa quella della promozione in A. Poi la separazione. Dalla prima moglie e dal Genoa. Ma non dall'amore. Lo ritroverà in Dori Ghezzi e durante il rapimento ai rapitori chiederà i risultati delle partite dei rossoblù. Il libro è pieno di queste corrispondenze e di veri e propri tesori, come la lettera a Gesù Bambino in cui un giovanissimo Fabrizio chiede una maglia del Genoa e diari che contengono formazioni del Genoa, tabelle-salvezza, l'elenco degli squalificati delle squadre con cui i rossoblù avrebbero giocato la domenica successiva, ogni passo del Genoa annotato in maniera maniacale.
Tutte le emozioni del tifoso, della persona, del poeta De André crescono e vengono fatte crescere dalla penna dell'autore, la cui abilità è quella di riuscire fin dall'inizio a traccare un percorso da cui è difficile staccarsi. Sia perché coinvolge in maniera totale il lettore, sia perché ti dà la sensazione che tutto sia destinato a compersi all'arrivo. Ed è quasi appagante scoprire che è veramente così nell'ultimo capitolo, struggente ma che ti lascia un retrogusto dolce, di una storia che non è sul calcio ma che non puoi dire che sia “solo” sul calcio. Perché il calcio non è mai “solo” il calcio, è quella «fede laica che nasce da un bisogno infantile ma pure sempre umano». Ce l'ha insegnato Fabrizio De André.
Quanto lo coinvolgesse, lo raccontano Dori Ghezzi, i già citati Zigoni e Turone, Francesco Baccini, il capo storico dei tifosi del Genoa Pippo Spagnolo, un Gigi Riva degnissimo rappresentante dell'altro amore di De André, la Sardegna, e un Paolo Villaggio talmente sampdoriano da non accettare che si parli di De André come di un genoano. Ma scorrendo queste pagine tifose, quindi vere, ci trovi anche Pier Paolo Pasolini e Gigi Meroni (Genoa e Torino, appunto), simbolo di quella libertà che vola sopra a qualsiasi cosa. Anche sopra i vicoli di Genova, dove scorrendo nel libro ti sembra di perderti, o sopra lo stadio Ferraris, dove De André accompagna il Genoa in ogni partita. Non solo lì, perché poi ci sono anche le trasferte con un amico, tale Pinelli, forse anarchico, malato di diabete che ogni tanto deve fermarsi per un'iniezione d'insulina. Fino al “Giugno '73”, il capitolo più coinvolgente del libro: De André si separa dalla prima moglie e lascia Genova.
Ma non poteva lasciare la sua squadra in B e così l'ultima partita allo stadio diventa quella della promozione in A. Poi la separazione. Dalla prima moglie e dal Genoa. Ma non dall'amore. Lo ritroverà in Dori Ghezzi e durante il rapimento ai rapitori chiederà i risultati delle partite dei rossoblù. Il libro è pieno di queste corrispondenze e di veri e propri tesori, come la lettera a Gesù Bambino in cui un giovanissimo Fabrizio chiede una maglia del Genoa e diari che contengono formazioni del Genoa, tabelle-salvezza, l'elenco degli squalificati delle squadre con cui i rossoblù avrebbero giocato la domenica successiva, ogni passo del Genoa annotato in maniera maniacale.
Tutte le emozioni del tifoso, della persona, del poeta De André crescono e vengono fatte crescere dalla penna dell'autore, la cui abilità è quella di riuscire fin dall'inizio a traccare un percorso da cui è difficile staccarsi. Sia perché coinvolge in maniera totale il lettore, sia perché ti dà la sensazione che tutto sia destinato a compersi all'arrivo. Ed è quasi appagante scoprire che è veramente così nell'ultimo capitolo, struggente ma che ti lascia un retrogusto dolce, di una storia che non è sul calcio ma che non puoi dire che sia “solo” sul calcio. Perché il calcio non è mai “solo” il calcio, è quella «fede laica che nasce da un bisogno infantile ma pure sempre umano». Ce l'ha insegnato Fabrizio De André.
Luca Pelosi per il quotidiano "Il Romanista" del 21.07.2013
martedì 2 luglio 2013
S'è nascosto il Genoa dentro al cuore
"E in questa agenda beige ... ci sono quelli delle Nuvole e della Domenica delle Salme, messi così, tra una formazione e l'altra del Genoa. ...C'è un prezioso appunto su Licata-Reggina di serie B, che ti fa capire quanto e perché Fabrizio De André fosse in grado di poter raccontare tutto. Se lo tagliassero a pezzetti ci troveresti persino un'intera giornata del campionato di serie C (...) Il Genoa fra Curcio e Sofri, fra Palermo e Aosta, fra una canzone di De André e un'altra canzone di De André. Appunti di vita, punti di vista, punti di vita: ci si salva a 27 coi due a vittoria. Il primo appunto che il professor Moscadelli ha archiviato è un foglio bianco: un invito a Fabrizio De André da parte della Segreteria generale del Piccolo Teatro di Milano, Nina Grassi, a sostenere una serie di concerti. Sul verso di questa carta intestata del teatro lirico milanese ci sono scritti undici nomi, in verticale, accanto ad ognuno di loro c'è un numero: Braglia 6,25; Torrente 6,25; Branco 6,40; Ferrari 6; Caricola 6,50; Signorini 6,50; Ruotolo 6,35; Bortolazzi 6,83; Aguilera 6,85; Skuhravy 6,75. Credo di non aver mai visto così da vicino e così su un tavolo una rivoluzione. Che il Genoa sporchi l'Arte Alta, quella ufficiale, mi sembra un sogno. Che il calcio, i piedi, il fango sporchino il cielo, le balconate, le pellicce mi sembra un sogno rivoluzionario. Che il Genoa venga scritto sul verso di un invito al Teatro lirico di Milano mi sembra la messa in vita, la pratica più profonda e sincera del "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". ... Il baffo sulla Gioconda una scorciatoia furba, niente al confronto del 6,85 ad Aguilera sopra l'invito del Teatro lirico milanese. Questa è arte autenticamente e profondamente popolare."Parigi, Babele,tafferuglio, mi hai dato il tuo fango e l'ho trasformato in oro". Baudelaire sicuramente sarebbe stato un ultrà che avrebbe tifato Psg in curva e fatto striscioni per Julien. De André in Gradinata ci andava davvero. Fabrizio De André s'è fatto cremare con la sciarpa del Genoa. S'è nascosto il Genoa dentro al cuore".
Da "Il Grifone fragile" pagg. 14-16
domenica 30 giugno 2013
“You’re red and blue”: l’amore di Fabrizio De Andrè per il Grifone
“Chi
guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare” canta Ivano
Fossati, prefatore del volume dedicato all’amore di Fabrizio de Andrè
per il Genoa. E chi meglio di colui che ha narrato la storia del Mare di
Roma (Daniele De Rossi), il vicedirettore de Il Romanista, Tonino
Cagnucci, poteva accingersi a realizzare una fatica letteraria che
soprattutto è un atto d’amore. Un atto d’amore di un romanista per un
intellettuale amante del pallone e della prima squadra italiana di
calcio. Loro sì, il calcio l’hanno portato veramente e non in una città,
ma in un paese intero.
Faber è genoano prima
di nascere e lo sarà fino a morire facendosi cremare con la sciarpa
rossoblu, lui che scelse di diventarlo il giorno nel quale il Genoa
perse contro il grande Torino nel 1947, andando contro il padre ed il
fratello granata, una scelta contro, di un uomo che già a sette anni
sapeva stare solo dalla parte dei deboli, in direzione ostinata e
contraria. Una passione, quella per il calcio in generale e per il Genoa
in particolare, rimasta sempre sullo sfondo delle biografie uscite in
questi ultimi anni ma che Cagnucci ha il merito di scandagliare in
profondità giovandosi delle agende personali del cantautore genovese
conservate nel centro studi a lui dedicato dall’Università di Siena, e
che nascondono un De Andrè diverso. In quelle pagine si nascondono le
stesure originali del disco “Le Nuvole” assieme a schizzi di formazione,
a calcoli, a tabelle salvezza, a note davvero illuminanti che sembrano
scritte da un direttore sportivo e restituiscono l’immagine di un tifoso
talmente acceso che si rifiutò sempre di scrivere una canzone che
lontanamente parlasse del Genoa. La canzone per una squadra avrebbe
rischiato di trasformarsi in un inno patriottico o campanilistico, due
aggettivi dai quali Fabrizio rifuggiva.
Il libro è
sorprendente come la biografia stessa di De Andrè spesso descritto, in
vita come un musone, misantropo interessato solamente a se stesso e alla
musica e invece, lo si è scoperto una delle persone più attente al
valore dell’amicizia. E ci sono amicizie e presenze sorprendenti che
aiutano a declinare la passione tutta deandreiana per il Grifone
genoano: don Andrea Gallo, Riva, Turone (proprio lui, quello
“dergodeturoneerabbono”), Venditti, Zigoni, e financo Villaggio e i New
Trolls nonostante fossero doriani. Un amore senza tentennamenti,
profondo, vero, cieco come il vero amore deve essere, quello che gli fa
dire alla fine del suo primo matrimonio, “è stato meglio lasciarci che
non esserci mai incontrati” (Giugno 73, non è solo la fine di un amore
ed il titolo di una canzone ma è l’anno della promozione in serie A del
Genoa). Un amore che resiste a tutto perfino alla prigionia. Ospite
costretto nello scomodo Hotel Supramonte, assieme alla moglie Dori,
vengono sequestrati per mesi dall’Anonima sarda per quattro mesi, nel
1979. Ai banditi che lo chiamavano Signore e che lui perdonerà aveva una
sola, pressante richiesta, fargli sapere i risultati del Genoa. Non la
fame, non il freddo ma la voglia di non tagliare del tutto il cordone
ombelicale con la “signora libertà”. La crudele ironia volle che una
delle partite ascoltate alla radio, per concessione dei banditi, fosse
una partita che il Genoa perse tre a zero contro la Ternana, giocata
nello stadio del capoluogo umbro che si chiama Liberati. Ma quando
vennero liberati veramente il Grifone gli regalò una vittoria sofferta
contro il Taranto, segno evidente e manifesto della fine dell’incubo.
Proprio la prigionia fu l’epifania del sentimento genoano, l’amore per
il Grifone si manifestò nel momento peggiore della vita di Faber ma fu,
probabilmente, l’ancora di salvataggio per poter resistere. Il Genoa lo
aveva accompagnato sin dalla nascita anzi prima, “io sono genoano da
prima di nascere”, era stato la colonna sonora dei momenti felici e bui
della sua vita tanto da far dichiarare a Dori Ghezzi che il Genoa
“l’amava Fabrizio quindi l’amo anch’io”.
Articolo di Andrea Argenio per L'uninformato.it
mercoledì 26 giugno 2013
Quella sciarpa gliel'ho regalata io...
«Dentro alla bara di Fabrizio c’è una sciarpa del Genoa... Quella sciarpa gliel'ho regalata io... Fabrizio era uno del grande popolo del Genoa. Lui queste cose le sapeva bene, le sapeva meglio di chiunque altro. Di che parliamo? Di questo sentimento di genoanità. Di quel campionato di serie C, di quel Genoa lì... Le sapeva persino meglio di me certe cose De André, eppure senza di me sugli spalti il Genoa non giocava. La mia prima partita allo stadio è del 1939, Genoa contro Liguria, all’epoca loro (i doriani, nda) non c’erano... Mi chiedi perché i doriani non cantano allo stadio Creuza de ma? E ti credo, come fanno? ... Genova non è roba loro. Non li consideravamo, io non chi siano. A Genova sono famoso anche per questo, una volta Il Secolo uscì con una pagina e un titolo: "Ecco l'uomo che non ha mai nominato la Samp". (...)
La Liguria aveva la maglia nera, era la squadra dei fascisti. Anche in questo Fabrizio è stato profondamente genoano. Anarchico nell’anima. Sotto il fascio ci hanno costretto a cambiare nome, ci hanno chiamato Genova, perché noi eravamo la squadra del popolo, ma anche la squadra fondata dagli inglesi. Io me le ricordo le irruzioni delle squadracce in piazza De Ferrari in sede. Essere del Genoa è un inno alla libertà, al mare. E Fabrizio De André più di ogni altro ha cantato la libertà. Per me il Genoa è sempre stato tutto. Ho fondato club e ho vissuto la Gradinata Nord. C’era un tempo in cui se non andavo allo stadio non cominciava la partita, ancora adesso vado allo stadio, sempre andrò a vedere il Genoa, in tribuna o a salutare i ragazzi della Gradinata. Li conosco tutti. Sono stato testimone di nozze di Ramon Turone, che grande Ramon, l’hai sentito? Lui l’ha conosciuto Faber. Quando abbiamo vinto quel mitico campionato di serie C, poi l’hanno venduto al Milan, lui quella sera è venuto a bussare a casa mia piangendo, sbattendo la porta: “Pippo fai qualcosa tu, fammi restare, non mi far andare via dal Genoa”.
L’ho dovuto consolare e dirgli io: “Guarda cazzo che vai al Milan!”. Non gliene fregava niente, Ramon era stato il Capitano di quel Genoa entrato per sempre nei nostri cuori, dei cuori malati di Genoa come quello di Faber. Quando Turone è andato a Roma sono andato a trovarlo, a Via Appia. Io simpatizzo per la Roma. Ci legano tante cose... Ogni genoano sente l’orgoglio di avere Fabrizio De André nella sua famiglia, è uno di noi, gli abbiamo fatto parecchi striscioni. La sua era una passione incolmabile di cui io sono testimone. Il testimone della fede di Faber. Mi piace questa cosa. Lui era uno del popolo del Genoa. E c’è tanto dell’essere genoani nel suo modo di cantare. Fabrizio De André non era un simpatizzante, non era uno così, era uno colto del Genoa, uno che ci capiva, che non lo esternasse è un altro conto. E pure questo fa parte della genoanità. Noi non svendiamo le cose. (...)
Parlavamo soprattutto di cosa significhi essere genoano. Parlavamo dei tempi mitici di quella serie C. Tu mi chiedi qual è stata la gioia più grande di me come tifoso, io ti dico la vittoria nel campionato di serie C nel 1970-71. È così per chiunque abbia vissuto la storia del Genoa. La prima partita di quel campionato a Marassi c’erano 42 mila persone, vattelo a vedere! Siamo andati porta a porta a prendere la gente per portarla allo stadio. Più di 40 mila genoani per la prima partita in serie C della nostra storia contro l’Olbia. Questo è il Zena. Questo è quello che ci raccontavamo con Fabrizio. Non gli è andata mai via questa passione: se l’è portata fin dentro la tomba». (Pippo Spagnolo)
Da Il Grifone fragile pagg. 73-75giovedì 20 giugno 2013
Fabrizio De André e la sua passione per il Genoa
Troppo spesso il calcio viene considerato uno sport legato ad ambienti non propriamente definiti intellettuali. Grazie a Tonino Cagnucci e al suo libro “Il Grifone Fragile – Fabrizio De Andrè: storia di un tifoso del Genoa” si può finalmente sdoganare questo pregiudizio.
“Il tifo è una sorta di fede laica… nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano…”
In pochi potevano immaginare che questa frase appartenesse ad un poeta sensibile come Fabrizio De Andrè che raccoglieva in “un’agenda color beige” tutti i suoi pensieri, i ritagli e i disegni non semplicemente sul calcio, ma sul Genoa. Il suo Genoa.
“Prima e dopo, sotto e sopra, il Genoa. Il Genoa tra Curcio e Sofri, fra Aosta e Palermo, fra una canzone di De Andrè e un’altra di De Andrè. Il Genoa e soprattutto le sue formazioni”
Scoprire questo lato di Faber – soprannome datogli da Paolo Villaggio – fa capire che la poesia del calcio e del tifo può elevarsi grazie ai propri interpreti. La sua passione per i personaggi contraddittori e liberi, che tante volte ha cantato, lo portava, anche nel calcio, a preferire quei giocatori controcorrente come Meroni e Zigoni.
“Ho una certa reticenza nell’identificarmi con chi vince”
L’autore ricostruisce la passione per il Genoa grazie ai diari di De Andrè, custoditi nell’omonima Fondazione, e intervistando le persone che hanno vissuto direttamente o indirettamente il cantautore genoano. Cagnucci maneggia con sapienza la letteratura e rende, un libro di carattere sportivo, un saggio di cultura letteraria senza precedenti. I richiami letterari, da Pasolini a Shakespeare, testimoniano che si può parlare di calcio senza essere necessariamente dei minus habens.
“Non ci hanno nemmeno permesso di sentire la radio, tranne un paio di domeniche per distrarci con il campionato di calcio: ricordo di aver sentiti la radiocronaca di due vittorie del Milan e soprattutto di una netta sconfitta del mio Genoa, il tre a zero a Terni. E quella è stata una domenica ancora più tremenda per me…”
Parole di un’intervista rilasciata da De Andrè dopo il rapimento di cui fu vittima assieme alla moglie Dori Ghezzi in Sardegna. L’anonima sequestri sarda li tenne segregati per quattro mesi. Durante la prigionia Fabrizio chiedeva spesso del Genoa, era l’unico svago che gli era concesso.
“Tutta la mia musica e i miei sentimenti rifuggono dagli inni. Le mie sono marce e ballate, non cose patriottiche o campanilistiche. Per il Genoa, semmai, potrei comporre una canzone d’amore”
“Creuza de ma”, però, l’hanno scelta i genoani e la cantano ancora come fosse il loro inno, mentre De Andrè riposa con accanto la sciarpa del Genoa.
Articolo di Fabiola Rieti per Sport Story
“Il tifo è una sorta di fede laica… nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano…”
In pochi potevano immaginare che questa frase appartenesse ad un poeta sensibile come Fabrizio De Andrè che raccoglieva in “un’agenda color beige” tutti i suoi pensieri, i ritagli e i disegni non semplicemente sul calcio, ma sul Genoa. Il suo Genoa.
“Prima e dopo, sotto e sopra, il Genoa. Il Genoa tra Curcio e Sofri, fra Aosta e Palermo, fra una canzone di De Andrè e un’altra di De Andrè. Il Genoa e soprattutto le sue formazioni”
Scoprire questo lato di Faber – soprannome datogli da Paolo Villaggio – fa capire che la poesia del calcio e del tifo può elevarsi grazie ai propri interpreti. La sua passione per i personaggi contraddittori e liberi, che tante volte ha cantato, lo portava, anche nel calcio, a preferire quei giocatori controcorrente come Meroni e Zigoni.
“Ho una certa reticenza nell’identificarmi con chi vince”
L’autore ricostruisce la passione per il Genoa grazie ai diari di De Andrè, custoditi nell’omonima Fondazione, e intervistando le persone che hanno vissuto direttamente o indirettamente il cantautore genoano. Cagnucci maneggia con sapienza la letteratura e rende, un libro di carattere sportivo, un saggio di cultura letteraria senza precedenti. I richiami letterari, da Pasolini a Shakespeare, testimoniano che si può parlare di calcio senza essere necessariamente dei minus habens.
“Non ci hanno nemmeno permesso di sentire la radio, tranne un paio di domeniche per distrarci con il campionato di calcio: ricordo di aver sentiti la radiocronaca di due vittorie del Milan e soprattutto di una netta sconfitta del mio Genoa, il tre a zero a Terni. E quella è stata una domenica ancora più tremenda per me…”
Parole di un’intervista rilasciata da De Andrè dopo il rapimento di cui fu vittima assieme alla moglie Dori Ghezzi in Sardegna. L’anonima sequestri sarda li tenne segregati per quattro mesi. Durante la prigionia Fabrizio chiedeva spesso del Genoa, era l’unico svago che gli era concesso.
“Tutta la mia musica e i miei sentimenti rifuggono dagli inni. Le mie sono marce e ballate, non cose patriottiche o campanilistiche. Per il Genoa, semmai, potrei comporre una canzone d’amore”
“Creuza de ma”, però, l’hanno scelta i genoani e la cantano ancora come fosse il loro inno, mentre De Andrè riposa con accanto la sciarpa del Genoa.
Articolo di Fabiola Rieti per Sport Story
Faber Vs Milan
"Che cosa sono io? Sono un genovese emigrato a Milano per lavoro, come potrei avercela con i miei fratelli immigrati da qualsiasi Sud provengano? A Milano ho trovato lavoro... Ma il vero lavoro, quello di comporre canzoni, l'ho fatto a Genova... Non capisco cosa c'entri Genova con la cosiddetta Lega Nord: possibile che andiamo a fraternizzare con quelli che nella storia ce ne hanno fatte di tutti i colori? (...)
Domenica Milan-Genoa ... è un derby in famiglia. Dori segue il Milan addirittura agli allenamenti di Milanello, dall'epoca di Nereo Rocco. Io sono genoano da prima di nascere. Pagani e moglie hanno il cuore a strisce rossonere: per non sentirmi solo mi son portato da Genova mio nipote Giuseppe (...)
Vinceranno i più ricchi. Indipendentemente dal gioco e dal risultato direi che la partita ha tutte le caratteristiche della vecchia lotta di classe: un Genoa proletario contro un Milan plutocrate e pluridecorato...".
Da Il Grifone fragile pp 138-139
lunedì 17 giugno 2013
17 Giugno 1973
"Settanta. Sono appena iniziati gli anni più romantici della storia del Genoa, gli anni più romantici della vita di Fabrizio De André. (…) Mai come adesso per Faber sono la stessa cosa: una storia d'amore per cui è difficile fare una canzone. Difficile scriverne. Difficile parlarne quando verranno a chiederne conto gli altri. (…) Quando verranno a chiedertelo per il gusto di vedere il tuo imbarazzo per quest'amore domandato, demandato, retrocesso. Sono gli anni più romantici di Fabrizio De André. Il Genoa è in serie B. Il matrimonio con Puny finisce (…).
Il Genoa che strappa i capelli è perduto. L'amore fiorisce fuori da una camera da letto ingiallita. Non al denaro, non all'amore, né al cielo ma al Grifone sì. A via Armeria nasce il Club Ottavio Barbieri, da lì tre anni dopo la Fossa dei Grifoni. Sono gli anni più romantici della società italiana. Ma sono anche anni di piombo. Anni di fiori. Anni di ideali. Siamo agli albori del tifo organizzato. Genova, tra porto, poesia, incazzatura, storia, tramonto sbilenchi e mare è una piazza fantastica da questo punto di vista. Il termine ULTRAS secondo certe lezioni, sicuramente di parte comunque non cialtrone, nasce proprio in una piazza di questa città, per una scritta doriana: Uniti Legneremo Tutti i Rossoblù a Sangue.
“Facevo trasferte lunghissime in automobile... Di tutto per il Genoa”
Come fan presto amore ad appassire le rose, ma i mille papaveri rossi no, ti faranno veglia anche all'ombra dei fossi e della Fossa dei Grifoni che sta per nascere.(...)
Sono gli anni più romantici della storia del Genoa, gli anni più romantici della vita di Fabrizio De André che sta vivendo la storia che lo porterà a scrivere una delle sue più belle canzoni d'amore. Il Genoa che è tornato in B ci resta un anno di troppo, alla fine saranno due anni di purgatorio. Due anni durerà un'altra storia d'amore prima di sciogliersi per sempre in altre note splendide. Definitive. Scolpite... Giugno '73. (…)
Sono gli anni più romantici della storia del Genoa, gli anni più romantici della vita di Fabrizio De André che sta vivendo la storia che lo porterà a scrivere una delle sue più belle canzoni d'amore. Il Genoa che è tornato in B ci resta un anno di troppo, alla fine saranno due anni di purgatorio. Due anni durerà un'altra storia d'amore prima di sciogliersi per sempre in altre note splendide. Definitive. Scolpite... Giugno '73. (…)
Il Genoa sono otto anni che manca dalla serie A. Adesso è il 1973. Sta per essere giugno. (..) Tutto sta per compiersi. Marassi, stadio Luigi Ferraris, 17 giugno 1973, Genoa-Lecco. (…) La gente non entra per quanto è già entrata. E' il popolo rossoblu. Esiste, non è un concetto astratto, non piacerebbe altrimenti a Faber l'anarchico. (…) C'è. Giugno '73. La partita inizia nel pomeriggio, ma al mattino lo stadio è un catino. La gente è alle finestre. Il pallone scende dal cielo, non è una metafora del cazzo, il pallone lo portano i paracadutisti che piombano veloci a centrocampo. Il cielo è abitato quel giorno. E' pieno di palloncini rosso e blu, se andate su Youtube e vi fate aiutare da qualcuno della Nasa potete vedere in controluce, in filigrana, anche qualche Grifone in giro per l'aere quel giorno.
Da: Il Grifone fragile
De André, poeta con il Genoa nel cuore
Fabrizio De André ha amato molto la musica, la poesia, la sua famiglia. E
il Genoa. A spulciarne la produzione musicale non si trova
traccia di questo suo amore viscerale, e non è una contraddizione. È
proprio perché l'amore per la sua squadra era troppo profondo e lo
coinvolgeva fin nell'intimo che il cantante genovese non è mai stato in
grado di scriverne e di trasformarlo in musica: non c'era la
distanza sufficiente, «Perché per fare canzoni bisogna conservare
il giusto distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge
troppo». De André se n'è andato nel 1999, ed è stato cremato con
addosso la sciarpa rossoblù. La Gradinata Nord, la parte più tosta della
tifoseria genoana, ha fatto di una delle canzoni dell'artista, la
struggente Creuza de ma, il suo inno calcistico, cantato sventolando
la bandiera col profilo di Faber. Un legame forte, un vincolo
indissolubile: «Sono nato genoano", scrive nelle sue agende il
cantautore ligure, come se il Genoa lo portasse nel sangue. Questo
grande amore è racchiuso nei ricordi di chi De André l'ha
conosciuto e sapeva bene che nelle domeniche di campionato la sua
domanda più frequente, se non poteva seguire direttamente la
partita, era «Cossa l'ha faetu o Zena?», cosa ha fatto il Genoa? Lo
chiedeva persino ai suoi carcerieri nei lunghi mesi del sequestro,
suo e della moglie Dori Ghezzi, nel 1979: un appiglio alla vita reale,
quella fuori dall'Hotel Supramonte, la canzone che parla proprio
della terribile reclusione sarda. «Ho una malattia», dichiarò
durante uno dei suoi concerti, facendo ammutolire il pubblico. Poi tirò
fuori la sciarpa rossoblù e aggiunse: «La mia malattia si chiama
Genoa». Il tifo per il Genoa è anche di più, è una «fede laica», scrive
De André fra gli appunti che hanno servito da guida al giornalista
romano Tonino Cagnucci per scrivere questo libro di sport e di
poesia: Il Grifone fragile. Fabrizio De André: storia di un tifoso del
Genoa (Lìmina, 16,90 euro). Il Grifone è il simbolo del Genoa ma è
anche Fabrizio De André: la forza del leone, tutta racchiusa nelle
parole delle sue canzoni-poesie; il vigore dell'aquila, dentro la
sua musica. E la fragilità d'artista, pazzo d'amore per la sua
squadra del cuore.
Articolo di Annalisa Celeghin per La Tribuna di Treviso
Articolo di Annalisa Celeghin per La Tribuna di Treviso
domenica 16 giugno 2013
Fabrizio e la Juventus
Dai diari:
"Le battute da vitellone di Agnelli. Tipo: "Serena è un giocatore dalla cintola in su". Oppure: "Lo stadio di Torino è troppo grande per Barros, si rischierebbe di non vederlo". Sono battute da NUOVO RICCO fra il cinico ed il villano, ma in effetti, pensandoci bene, la famiglia Agnelli è ricca da due generazioni soltanto. Ma sempre in famiglia , la battuta migliore è stata quella di Edoardo dopo il massacro di Heysel: "Speriamo che diano partita vinta alla Juve"... Non per niente la logica del profitto prevede che ci siano dei ricchi che vivono sulle spalle dei poveri, voglio dire che senza i poveri i ricchi non potrebbero esistere".
"Le battute da vitellone di Agnelli. Tipo: "Serena è un giocatore dalla cintola in su". Oppure: "Lo stadio di Torino è troppo grande per Barros, si rischierebbe di non vederlo". Sono battute da NUOVO RICCO fra il cinico ed il villano, ma in effetti, pensandoci bene, la famiglia Agnelli è ricca da due generazioni soltanto. Ma sempre in famiglia , la battuta migliore è stata quella di Edoardo dopo il massacro di Heysel: "Speriamo che diano partita vinta alla Juve"... Non per niente la logica del profitto prevede che ci siano dei ricchi che vivono sulle spalle dei poveri, voglio dire che senza i poveri i ricchi non potrebbero esistere".
Da Il Grifone fragile, pag. 137
giovedì 13 giugno 2013
Il Grifone fragile di Tonino Cagnucci
Scrivere un libro su un tifoso non è usuale (almeno io non ne ricordo altri). Scrivere un libro su un tifoso “dentro”,
non su qualcuno che del tifo ha fatto dimostrazione pubblica
d’identità, è inusuale e difficile. Si può scadere troppo facilmente
nell’immaginato.
Cagnucci invece, da verace giornalista, ne “Il Grifone fragile” trova la chiave di volta, gli appunti privati di Fabrizio De André, dove quel tifo non (o poco) detto diventa evidenza nero su bianco, dalla quale costruire il tema.
Leggendo quell’agenda del Credito Lombardo, Cagnucci si è trovato di fronte a pagine molto diverse: su alcune un ragazzino di quinta elementare segnava con accuratezza pre-onanistica squadre e medie inglesi del campionato del Genoa, in altre ha trovato vette di genio e poesia dalla grandezza irraggiungibile (c’è un intellettuale oggi che puó scrivere/comprendere/ farci comprendere “La domenica delle salme”?)
Cagnucci da qui ha dedotto la prima verità del libro, Geno(v)a è casa, gli amici di casa Repetto, una città divorata e poi raccontata per vissuto e non per sentito dire. Questo mondo non vedrà mai il poeta che canta, ma a viverci dentro sarà per sempre il ragazzino che sogna. Si lavora a Milano e si sogna a Genova, con il Genoa che fa da desiderio mai infranto.
Seconda verità: questo è un libro su un tifoso vero, dalla passione assoluta. De André è un tifoso vero del Genoa, non perché si identifica nelle prassi domenicali dello stadio o di 90° minuto (e di Sky a tutti i costi anche se c’è di meglio da fare), ma perché ha in testa quel rumore di fondo che non ti lascia mai in pace, un tarlo ripetitivo e cercato: “Cosa ha fatto il Genoa?”
Terza verità del libro: il genio è sempre popolare. Per quanto nasce in una famiglia della medio-alta borghesia, è nelle passioni popolari che deve immergersi per conoscere i rimbalzi dell’esistenza. Senza questa scuola terribile potrai arrivare in alto, lì dove tutti guardano e ammirano, ma non raggiungerai mai vette inattese.
Una postilla almeno sullo stile: denso da tenerti contro il libro, vallonato come una tappa tra Emilia e Toscana, quando non stai mai fermo, non ti rilassi mai. Dentro ci sono studio, letture e grande amore per il tema. Quando ami davvero le parole non riesci a tenerle a bada tanto facilmente e va a finire che si infilano senza permesso nei periodi piani che vorresti portare a termine. Quando questo succede è sempre un bene, è la meraviglia della passione che zittisce il cervello.
Iniziate a parlare o a scrivere di qualcosa che vi piace davvero tanto e capirete quanto è bello.
Articolo di Jvan Sica per Letteratura Sportiva
Cagnucci invece, da verace giornalista, ne “Il Grifone fragile” trova la chiave di volta, gli appunti privati di Fabrizio De André, dove quel tifo non (o poco) detto diventa evidenza nero su bianco, dalla quale costruire il tema.
Leggendo quell’agenda del Credito Lombardo, Cagnucci si è trovato di fronte a pagine molto diverse: su alcune un ragazzino di quinta elementare segnava con accuratezza pre-onanistica squadre e medie inglesi del campionato del Genoa, in altre ha trovato vette di genio e poesia dalla grandezza irraggiungibile (c’è un intellettuale oggi che puó scrivere/comprendere/ farci comprendere “La domenica delle salme”?)
Cagnucci da qui ha dedotto la prima verità del libro, Geno(v)a è casa, gli amici di casa Repetto, una città divorata e poi raccontata per vissuto e non per sentito dire. Questo mondo non vedrà mai il poeta che canta, ma a viverci dentro sarà per sempre il ragazzino che sogna. Si lavora a Milano e si sogna a Genova, con il Genoa che fa da desiderio mai infranto.
Seconda verità: questo è un libro su un tifoso vero, dalla passione assoluta. De André è un tifoso vero del Genoa, non perché si identifica nelle prassi domenicali dello stadio o di 90° minuto (e di Sky a tutti i costi anche se c’è di meglio da fare), ma perché ha in testa quel rumore di fondo che non ti lascia mai in pace, un tarlo ripetitivo e cercato: “Cosa ha fatto il Genoa?”
Terza verità del libro: il genio è sempre popolare. Per quanto nasce in una famiglia della medio-alta borghesia, è nelle passioni popolari che deve immergersi per conoscere i rimbalzi dell’esistenza. Senza questa scuola terribile potrai arrivare in alto, lì dove tutti guardano e ammirano, ma non raggiungerai mai vette inattese.
Una postilla almeno sullo stile: denso da tenerti contro il libro, vallonato come una tappa tra Emilia e Toscana, quando non stai mai fermo, non ti rilassi mai. Dentro ci sono studio, letture e grande amore per il tema. Quando ami davvero le parole non riesci a tenerle a bada tanto facilmente e va a finire che si infilano senza permesso nei periodi piani che vorresti portare a termine. Quando questo succede è sempre un bene, è la meraviglia della passione che zittisce il cervello.
Iniziate a parlare o a scrivere di qualcosa che vi piace davvero tanto e capirete quanto è bello.
Articolo di Jvan Sica per Letteratura Sportiva
Gigi Meroni
"Era innamorato di Meroni, di Meroni Fabrizio ne parlava sempre". (Dori Ghezzi)
"Meroni fu un artista nel campo e nella vita... Da quell'anno il Genoa ha dovuto aspettare fino ad Aguilera per poter dire di avere un grande centravanti (a parte il baluginio di Pruzzo subito ceduto alla Roma). E sto facendo un grande complimento ad Aguilera" (Fabrizio De André)
Da Il Grifone fragile, pagg. 52-55
Meroni è stato un poeta in campo, coi suoi dribbling sghembi, con le sue corse con le ali troppo grandi per non inciampare negli ostacoli messi da chi striscia, col suo andare girovago secondo fantasia e non secondo la bussola, dentro, sopra, sotto e fuori dal campo. Gigi Meroni aveva sconvolto la morale pubblica non tanto perché andava in giro con la gallina al guinzaglio, per l'abbigliamento e il look eccentrico, perché dipingeva, perché nessun difensore della pubblica ottusità riusciva a fermarlo, piuttosto per essere andato a convivere con una donna sposata con un regista romano ma separata di fatto. Quello era stato il suo più grande tunnel a uomini e a donne di buona volontà di questo mondo. Gigi Meroni è stato l'amico fragile di Fabrizio De André e di chiunque sia innamorato del mare, di un gabbiano e di una vecchia storia misteriosa o sporca di una spiaggia qualunque. Di chi un giorno s'è detto di non volersi mai abituare all'abitudine, di chi per abitudine ha deciso di essere sconveniente, cioè di mantenere viva sempre la scintilla contro la convenienza, l'opportunità, il conformismo. Di chi alle geometrie preferisce il caos stellare che c'è dentro un dribbling.
De André ha sempre visto in Gigi Meroni un corrispettivo anarchico in quella Via del Campo di Marassi, sulla cattiva strada che va dagli spogliatoi alla vita, Gigi Meroni veniva da Como, era un Promesso Sposo, una promessa del calcio italiano che aveva trovato in Genova la sua città ideale, per i carruggi, per gli odori, per i profili da numero 7 (tutta Genova è un numero 7 tra le montagne e le onde), per il mare. Quando venne venduto i tifosi del Genoa misero a ferro e fuoco la sede. De André ci rimase malissimo (tanto di scrivere di questa cosa ancora agli inizi degli Anni Novanta sul suo diarietto!), i portuali fecero le barricate per strada: il '68 a Genova è stato il butterfly effect del volo della farfalla granata. Così poi non diventa un caso che Gigi Meroni lascerà il Genoa per andare al Torino, lì dove tutto ebbe inizio nel cuore di Faber. Torino che significa Toro, un'altra grande storia di poesia, di tremendismo, di Superga, di leggenda, di verità, ma che significa anche il suo contrario: Agnelli, "La Stampa", la Fiat. Quando Gigi Meroni morirà, "La Stampa" farà una campagna contro i funerali in chiesa mentre dal carcere delle Nuove di Torino i detenuti raccoglieranno soldi per mandare fiori sulla bara. Gigi Meroni è una canzone di De André, un personaggio della sua vita e della sua fantasia, un uomo colorato per il quale ha tifato, qualcosa di più per essere dimenticato, un'ultima strofa, un epitaffio da mettere sulla sua personalissima Via del Campo di Marassi: un diamante che germoglia profumo e che se ne va a morire per sempre con la squadra del papà.
"Meroni fu un artista nel campo e nella vita... Da quell'anno il Genoa ha dovuto aspettare fino ad Aguilera per poter dire di avere un grande centravanti (a parte il baluginio di Pruzzo subito ceduto alla Roma). E sto facendo un grande complimento ad Aguilera" (Fabrizio De André)
Da Il Grifone fragile, pagg. 52-55
lunedì 10 giugno 2013
Genoani si nasce, non si diventa
"Fabrizio De André era genoano. Quando m'ha visto nel '68, in un locale, m'ha detto qualcosa tipo: "Vedete di tornare in serie A" (...) Lui non era ancora tutto quello che è diventato, ma era già famoso (...) Io ero una bestia, sono stato uno degli idoli della Gradinata Nord ma davanti a Fabrizio mi sono bloccato. L'ho rivisto anche molti anni dopo, pochi anni prima che morisse, quando ha tenuto un concerto nella sua Genova e gli ho donato una maglia. Mi ha sorriso, mi ha ringraziato, e mi ha ridetto la stessa cosa che mi disse trent'anni prima: "Belin, cerchiamo di vincere il campionato!" (...) Lui era genoano dentro, anche perché genoani si nasce, non si diventa. Che vuol dire? Te lo immagini un bambino che tifa Genoa? Ma quando vincerà? Non vincerà mai? E allora perché tifa Genoa? Perché è un marchio alla nascita, un destino".
Maurizio "Ramon" Turone.
da Il Grifone fragile, pagg 66-67
Maurizio "Ramon" Turone.
da Il Grifone fragile, pagg 66-67
De Andrè e il suo Genoa
DE ANDRÈ E IL GENOA
Fabrizio De Andrè che si fa cremare con la sciarpa del Genoa; che confessa di tifare rossoblù «da prima della nascita», che chiede in una letterina a Gesù Bambino - tra un vestito da cow boy e i soldatini con il carro armato - una divisa da giocatore del Genoa; che annota con una scrittura attenta e chiarissima le formazioni del suo "Zena", le classifiche del campionato, i marcatori; che confessa in una intervista che durante il periodo del rapimento uno dei suoi giorni peggiori fu quando sentì alla radio che i rossoblù avevano perso a Terni. E' davvero un libro splendido, questo di Cagnucci - che già si era fatto apprezzare per una biografia su Daniele De Rossi - che coniuga due passioni, per il grande Faber e per il calcio. Un rapporto molto stretto, tra il cantautore poeta e il Genoa («non posso scrivere del Genoa perché sono troppo coinvolto, l'inno non lo faccio perché non mi piacciono le marce e perché niente può superare i cori della Gradinata Nord») che viene ricostruito attraverso le sue opere e le testimonianze di amici, parenti, protagonisti di quegli anni. Così Gianfranco Zigoni ostenta giustamente l'orgoglio di essere stato uno dei miti sportivi di De Andrè, mentre Paolo Villaggio - tifoso della Sampdoria - non si rassegna al credo genoano del grande amico e Dori Ghezzi ci parla di quando il suo Fabrizio ricordava con soddisfazione di «avere vinto nove scudetti». Tra canzoni ormai immortali e brani di interviste (la sua prima partita a Marassi? Genoa-Torino 2-3 del 1947), anche uno straordinario inserto fotografico inedito, con le pagine delle agende - conservate a Siena, nel Centro Studi De Andrè - dove erano raccolti pensieri sparsi sulle canzoni e sul calcio, e soprattutto sul suo Genoa.
IL GRIFONE FRAGILE; Fabrizio De Andrè: storia di un tifoso del Genoa; Limina Edizioni, 171 pagine, 16,90 euro.
Articolo di Massimo Grilli per il Corriere dello Sport
venerdì 7 giugno 2013
Wikipedia
E' bello capitare sulla pagina del Genoa Cricket and Football Club di Wikipedia e scorgere, proprio in apertura di pagina, questa frase:
« Al Genoa avrei scritto una canzone d'amore, ma non lo faccio perché per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo. »
(Fabrizio De André[1])
Per poi andare a leggere le note di fondo pagina e trovarci:
1.^ Il Grifone fragile, pag.19
Grazie. A chiunque l'abbia fatto.
« Al Genoa avrei scritto una canzone d'amore, ma non lo faccio perché per fare canzoni bisogna conservare un certo distacco verso quello che scrivi, invece il Genoa mi coinvolge troppo. »
(Fabrizio De André[1])
Per poi andare a leggere le note di fondo pagina e trovarci:
1.^ Il Grifone fragile, pag.19
Grazie. A chiunque l'abbia fatto.
Iscriviti a:
Post (Atom)


























