De Andrè e il Genoa: storia d'amore struggente, di un'intensa fede rossoblù. Storia d'amore raccontata in "Grifone Fragile",
libro del giornalista Tonino Cagnucci, presentato oggi pomeriggio al
Ferraris insieme a Pippo Spagnolo e e Roberto Scotto padri della Gradinata Nord e amici di Faber.
Cagnucci, caporedattore del Romanista, tifoso giallorosso e fan di De Andrè, svela nei particolari i dettagli della passione di De Andrè per il Grifone.
Viene fuori un ritratto inedito di un De Andrè che si appuntava su
un'agenda le formazioni del Genoa, i possibili acquisti per rinforzare
il team rossoblù, o tabelle punti per raggiungere al più presto la
salvezza. Quello che magari fanno tanti tifosi. Quello che faceva anche
un tifoso speciale come Fabrizio De Andrè.
«Racconto la fede di De Andrè per il Genoa- spiega
Cagnucci - il De Andrè in versione tifoso, dalla nascita fino alla
morte. Si sapeva che lui era genoano, ma attraverso una lunga ricerca
sono venuti fuori tantissimi aneddoti anche tramite i racconti di Dori
Ghezzi. Quello che mi ha colpito di più è quello che riguarda i giorni
della prigionia di De Andrè quando l'unico legame che gli permetteva di
dialogare con i suoi rapitori era proprio il Genoa».
E la presentazione di oggi pomeriggio al Ferraris è stata anche l'occasione per festeggiare gli 80 anni di Pippo Spagnolo,
celebrato dai tifosi della Nord con una torta a sopresa. Spagnolo,
emozionato ha spento le candeline: «Genoani si nasce - le parole di
Spagnolo - spesso ai miei amici rossoblù dico: "Sei già genoano, vuoi
anche vincere? Non c'è bisogno, bastano emozioni come queste"».
http://www.ilsecoloxix.it/p/sport/2013/09/26/AQbORXV-grifone_fragile_rossoblu.shtml
Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa
Un libro di Tonino Cagnucci - Edizioni Limina, 2013
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martedì 23 giugno 2015
lunedì 27 aprile 2015
Fabrizio De André, i due film per ricordare il poeta della musica
«Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d’arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio». Così diceva Fabrizio De André e pensava al suo giardino, a quel bosco di sugheri e lecci che fu il suo rifugio nell’Agnata nel cuore della Gallura. E poi c’è la musica e un ultimo indimenticabile concerto: Roma, teatro Brancaccio, 13-14 febbraio 1998.
L’11 gennaio 1999 il cantautore, compositore, poeta nato a Genova moriva. Il 27 e 28 maggio, distribuito da Microcinema, arriva in sala, un film speciale, evidente omaggio ad uno dei nostri artisti grandi. In realtà sono due film: quello sul complesso rapporto con la Sardegna e quello con la musica con il concerto integrale che chiuse la sua carriera, meno di un anno prima della sua scomparsa, sul palco con i figli Luvi e Cristiano.
“Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De André” e´ il titolo del doppio film. Prodotto da Clipper media in collaborazione con Rai cinema e in associazione con Meganos, l’associazione culturale Time in Jazz e la Regione autonoma della Sardegna, il film musicale restituisce, attraverso immagini d’archivio, spezzoni, materiali fotografici resi disponibili dalla Fondazione De André e dagli eredi il mondo artistico e anche privato di quello che Fernanda Pivano definì «il più grande poeta italiano degli ultimi 50 anni».
Così il secondo film, quello del concerto di Roma, disponibile ora in una versione mai vista prima, restaurato e rimasterizzato in ultra HD con audio 5.1, ci ricorderà la colonna sonora di De André (e per tanti spettatori la colonna sonora della loro vita) con Creuza de ma, Dolcenera, Khorakhané (sul palco è Luvi, allora ventenne a interpretare la poesia in lingua romané) e tanti altri sucessi, non ultima la “La storia di Piero” (70 anni dopo la Liberazione è una ballata da ricordare).
Il primo film, invece, con la regia del sardo Gianfranco Cubiddu, sarà il racconto di un De André intimo, uomo che, smessi i panni dell’artista conosciuto da tutti, indossa quelli dell’allevatore e del contadino. «C’è chi ha il mal d’Africa: io ho il mal di Sardegna», diceva De Andrè che fu sequestrato con Dori Ghezzi a Tempio Pausania nell’agosto del ‘79 e rilasciato qualche giorno prima di Natale, ma che mai abbandonò quella terra così amata.
Tra le interviste, spiccano varie personalità della cultura - tra cui Renzo Piano -, della musica e molti amici sardi del cantautore. Nel film c’è anche il presente della sua musica, suonata oggi dai tanti musicisti che ogni anno all’Agnata danno vita a concerti unplugged.
Nel film Faber in Sardegna, molti sono i musicisti ripresi dal vivo, durante i vari concerti all’Agnata organizzati dal Festival Time in Jazz in collaborazione con la Fondazione De Andrè (dal 2005 al 2011), e che rendono omaggio al cantautore: tra questi, insieme a Cristiano De Andrè, ci sono Morgan (autore di una commovente versione di Canzone dell’amore perduto al pianoforte), Paolo Fresu, Danilo Rea, Gianmaria Testa, Lella Costa, Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli.
Ma negli spezzoni di archivio tante persone dall’architetto Renzo Piano, amico di De André a Paolo Casu, dirigente Ente Foreste della Sardegna, amico di famiglia, al parroco di Agnata don Salvatore che fu mediatore durante il sequestro a Filippo Mariotti, fattore dell’Agnata fin dall’origine, poi con i De Andrè per 27 anni.
«La storia che racconto - dice Cabiddu che a Carloforte, isola San Pietro, dirige il festival di Musica per cinema Creuza de Mà - parla di De André, ma se ne discosta continuamente per parlare di quello che rimane vivo di lui, in un posto come l’Agnata, nella musica, nelle parole della gente che lo ha incontrato, per poco o molto, per l’arte della musica, o che semplicemente l’ha accompagnato nel quotidiano lavoro dell’azienda agricola, della vita trascorsa in questo angolo di mondo».
Si tratta, continua il regista, di un film musicale che mette a fuoco il sentimento e l’emozione del paesaggio, poetico, riconducibile sempre alla musica re-interpretata oggi, in omaggio a De André: sulle ali del ricordo, che non vuole essere celebrazione ma ricordo vivo e attiva partecipazione.
Un documentario «dall’interno» - aggiunge nelle note di regia - che nasce dall’esigenza di raccontare il complesso rapporto, ad oggi solo sfiorato o talvolta trasfigurato in folklore, tra De André e un luogo speciale come l’Agnata e la Gallura».
(Alessandra Magliaro)
L’11 gennaio 1999 il cantautore, compositore, poeta nato a Genova moriva. Il 27 e 28 maggio, distribuito da Microcinema, arriva in sala, un film speciale, evidente omaggio ad uno dei nostri artisti grandi. In realtà sono due film: quello sul complesso rapporto con la Sardegna e quello con la musica con il concerto integrale che chiuse la sua carriera, meno di un anno prima della sua scomparsa, sul palco con i figli Luvi e Cristiano.
“Faber in Sardegna & L’ultimo concerto di Fabrizio De André” e´ il titolo del doppio film. Prodotto da Clipper media in collaborazione con Rai cinema e in associazione con Meganos, l’associazione culturale Time in Jazz e la Regione autonoma della Sardegna, il film musicale restituisce, attraverso immagini d’archivio, spezzoni, materiali fotografici resi disponibili dalla Fondazione De André e dagli eredi il mondo artistico e anche privato di quello che Fernanda Pivano definì «il più grande poeta italiano degli ultimi 50 anni».
Così il secondo film, quello del concerto di Roma, disponibile ora in una versione mai vista prima, restaurato e rimasterizzato in ultra HD con audio 5.1, ci ricorderà la colonna sonora di De André (e per tanti spettatori la colonna sonora della loro vita) con Creuza de ma, Dolcenera, Khorakhané (sul palco è Luvi, allora ventenne a interpretare la poesia in lingua romané) e tanti altri sucessi, non ultima la “La storia di Piero” (70 anni dopo la Liberazione è una ballata da ricordare).
Il primo film, invece, con la regia del sardo Gianfranco Cubiddu, sarà il racconto di un De André intimo, uomo che, smessi i panni dell’artista conosciuto da tutti, indossa quelli dell’allevatore e del contadino. «C’è chi ha il mal d’Africa: io ho il mal di Sardegna», diceva De Andrè che fu sequestrato con Dori Ghezzi a Tempio Pausania nell’agosto del ‘79 e rilasciato qualche giorno prima di Natale, ma che mai abbandonò quella terra così amata.
Tra le interviste, spiccano varie personalità della cultura - tra cui Renzo Piano -, della musica e molti amici sardi del cantautore. Nel film c’è anche il presente della sua musica, suonata oggi dai tanti musicisti che ogni anno all’Agnata danno vita a concerti unplugged.
Nel film Faber in Sardegna, molti sono i musicisti ripresi dal vivo, durante i vari concerti all’Agnata organizzati dal Festival Time in Jazz in collaborazione con la Fondazione De Andrè (dal 2005 al 2011), e che rendono omaggio al cantautore: tra questi, insieme a Cristiano De Andrè, ci sono Morgan (autore di una commovente versione di Canzone dell’amore perduto al pianoforte), Paolo Fresu, Danilo Rea, Gianmaria Testa, Lella Costa, Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli.
Ma negli spezzoni di archivio tante persone dall’architetto Renzo Piano, amico di De André a Paolo Casu, dirigente Ente Foreste della Sardegna, amico di famiglia, al parroco di Agnata don Salvatore che fu mediatore durante il sequestro a Filippo Mariotti, fattore dell’Agnata fin dall’origine, poi con i De Andrè per 27 anni.
«La storia che racconto - dice Cabiddu che a Carloforte, isola San Pietro, dirige il festival di Musica per cinema Creuza de Mà - parla di De André, ma se ne discosta continuamente per parlare di quello che rimane vivo di lui, in un posto come l’Agnata, nella musica, nelle parole della gente che lo ha incontrato, per poco o molto, per l’arte della musica, o che semplicemente l’ha accompagnato nel quotidiano lavoro dell’azienda agricola, della vita trascorsa in questo angolo di mondo».
Si tratta, continua il regista, di un film musicale che mette a fuoco il sentimento e l’emozione del paesaggio, poetico, riconducibile sempre alla musica re-interpretata oggi, in omaggio a De André: sulle ali del ricordo, che non vuole essere celebrazione ma ricordo vivo e attiva partecipazione.
Un documentario «dall’interno» - aggiunge nelle note di regia - che nasce dall’esigenza di raccontare il complesso rapporto, ad oggi solo sfiorato o talvolta trasfigurato in folklore, tra De André e un luogo speciale come l’Agnata e la Gallura».
(Alessandra Magliaro)
mercoledì 11 febbraio 2015
lunedì 4 agosto 2014
domenica 13 luglio 2014
sabato 28 settembre 2013
Presentazione de "Il Grifone fragile". Intervista a IL SECOLO XIX
"Il Grifone Fragile", presentato al Ferraris il libro di Tonino Cagnucci dedicato alla storia d'amore tra Fabrizio De Andrè e il Genoa.
giovedì 26 settembre 2013
"Grifone Fragile", De Andrè cuore rossoblù
Genova -De Andrè e il Genoa: storia d'amore struggente, di un'intensa fede rossoblù. Storia d'amore raccontata in "Grifone Fragile",
libro del giornalista Tonino Cagnucci, presentato oggi pomeriggio al
Ferraris insieme a Pippo Spagnolo e e Roberto Scotto padri della Gradinata Nord e amici di Faber.
Cagnucci, caporedattore del Romanista, tifoso giallorosso e fan di De Andrè, svela nei particolari i dettagli della passione di De Andrè per il Grifone. Viene fuori un ritratto inedito di un De Andrè che si appuntava su un'agenda le formazioni del Genoa, i possibili acquisti per rinforzare il team rossoblù, o tabelle punti per raggiungere al più presto la salvezza. Quello che magari fanno tanti tifosi. Quello che faceva anche un tifoso speciale come Fabrizio De Andrè.
«Racconto la fede di De Andrè per il Genoa- spiega Cagnucci - il De Andrè in versione tifoso, dalla nascita fino alla morte. Si sapeva che lui era genoano, ma attraverso una lunga ricerca sono venuti fuori tantissimi aneddoti anche tramite i racconti di Dori Ghezzi. Quello che mi ha colpito di più è quello che riguarda i giorni della prigionia di De Andrè quando l'unico legame che gli permetteva di dialogare con i suoi rapitori era proprio il Genoa».
E la presentazione di oggi pomeriggio al Ferraris è stata anche l'occasione per festeggiare gli 80 anni di Pippo Spagnolo, celebrato dai tifosi della Nord con una torta a sopresa. Spagnolo, emozionato ha spento le candeline: «Genoani si nasce - le parole di Spagnolo - spesso ai miei amici rossoblù dico: "Sei già genoano, vuoi anche vincere? Non c'è bisogno, bastano emozioni come queste"».
Articolo di Valerio Arrichiello per Il Secolo XIX
Cagnucci, caporedattore del Romanista, tifoso giallorosso e fan di De Andrè, svela nei particolari i dettagli della passione di De Andrè per il Grifone. Viene fuori un ritratto inedito di un De Andrè che si appuntava su un'agenda le formazioni del Genoa, i possibili acquisti per rinforzare il team rossoblù, o tabelle punti per raggiungere al più presto la salvezza. Quello che magari fanno tanti tifosi. Quello che faceva anche un tifoso speciale come Fabrizio De Andrè.
«Racconto la fede di De Andrè per il Genoa- spiega Cagnucci - il De Andrè in versione tifoso, dalla nascita fino alla morte. Si sapeva che lui era genoano, ma attraverso una lunga ricerca sono venuti fuori tantissimi aneddoti anche tramite i racconti di Dori Ghezzi. Quello che mi ha colpito di più è quello che riguarda i giorni della prigionia di De Andrè quando l'unico legame che gli permetteva di dialogare con i suoi rapitori era proprio il Genoa».
E la presentazione di oggi pomeriggio al Ferraris è stata anche l'occasione per festeggiare gli 80 anni di Pippo Spagnolo, celebrato dai tifosi della Nord con una torta a sopresa. Spagnolo, emozionato ha spento le candeline: «Genoani si nasce - le parole di Spagnolo - spesso ai miei amici rossoblù dico: "Sei già genoano, vuoi anche vincere? Non c'è bisogno, bastano emozioni come queste"».
Articolo di Valerio Arrichiello per Il Secolo XIX
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