Fabrizio De André: storia di un tifoso del Genoa
Un libro di Tonino Cagnucci - Edizioni Limina, 2013
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lunedì 22 giugno 2015
De André e il calcio, due realtà che sembravano essere in antitesi fino alla pubblicazione del libro “Il Grifone fragile” di Tonino Cagnucci. E’ proprio l’autore a raccontare, in questa intervista, il percorso che l’ha portato alla scoperta della passione calcistica del più grande cantautore della musica italiana.
Qual è stato lo spunto che ti ha condotto sulle tracce del De André tifoso?
Un articolo di Repubblica del ’94, dove lessi per la prima volta che De André andava in trasferta a seguire il Genoa in serie C con il suo amico Pinelli, che era diabetico e ogni tanto si doveva fermare per fare una puntura di insulina. Quest’immagine mi è rimasta dentro. Uno così non poteva essere solo un simpatizzante, non c’entrava niente col vippaio.
Come sei arrivato ai diari? Sapevi che lì avresti trovato qualcosa sulla sua passione per il calcio?
Avevo letto qualcosa, ma sempre in modo marginale. Si sapeva fosse tifoso del Genoa, ma quanto e come era materia sconosciuta. A tutti, praticamente. Ho impiegato tre anni per scrivere il libro, raccogliendo tanti frammenti da siti e vecchi giornali. Poi nella parte finale della stesura del libro sono arrivato ai diari e lì è stato davvero come avere un tesoro tra le mani, perché c’era la conferma di tutto quello che avevo cercato per tre anni. Anche di più. E’ stato un bel momento.
Il libro contiene molte testimonianze, è stato impegnativo tirare le fila della vita parallela da tifoso?
Ho intervistato i personaggi più “in vista” magari c’è qualcuno che ne sa di più della sua genoanità e ancora non l’ho trovato. Ma sono state le parole di Dori Ghezzi quelle più importanti. E’ proprio lei che mi ha raccontato l’episodio più significativo, quando nel momento più drammatico, durante il sequestro, lui chiedeva ai sequestratori i risultati del Genoa. Nella stesura del libro mi sono progressivamente convinto che ero di fronte a un grande tifoso. C’è un pregiudizio colossale, soprattutto in Italia, sullo sport e la letteratura sportiva che spesso viene considerata non letteratura. Se anche De André, che io considero il più grande poeta dopo Dante, con un cervello e un cuore unici, ha una passione così forte per il calcio, allora si può parlare davvero solo di preconcetto.
Il libro propone un lato di De André totalmente inesplorato. L’interesse per il calcio di un personaggio della sua levatura, può innalzare il valore del mondo del pallone ad un livello più poetico?
Detta così spero di no, perché sarebbe un’operazione figlia dello stesso pregiudizio che la impedisce. Non devo avere bisogno di sapere che De André è tifoso per amare il calcio. De André amava il calcio, perché è una cosa bella, poetica, popolare. Pasolini era un filosofo del calcio, Carmelo Bene era un adoratore di Falcao. I veri geni sono tifosi, perché sono dotati di passionalità e attaccamento.
De André ha lasciato alcune riflessioni sulla sua visione del calcio. Quali sono quelle che senti più vicine alla tua sensibilità di tifoso?
Più che nei contenuti nella forma. Gli appunti su queste agende sono quelli di un tifoso bambino che scrive la formazione dei sogni, la tabellina per salvarsi, addirittura appuntava i diffidati della squadra avversaria due settimane dopo. E’ l’impressione di familiarità con quelle cose che ogni tifoso fa o ha fatto da bambino che mi coinvolge. Poi ci sono dei passaggi belli come quando difende la genoanità di Genoa. E’ un discorso che sento molto vicino visto che è un dualismo che si ripropone anche tra Roma e Lazio.
“Ho una certa reticenza nell’identificarmi con chi vince” Questa frase, che rappresenta bene anche il De André uomo, possiamo considerarla il manifesto del “vero” tifoso?
Il vero tifoso non è mai schiavo del risultato a prescindere. Per risultato intendi anche la vittoria non solo la sconfitta. Io sarei tifoso allo stesso modo anche se la Roma vincesse tutte le partite. Questa frase va letta come il manifesto del De André tifoso, ma soprattutto del cantautore, perché lui più di chiunque ha cantato i perdenti, gli sconfitti, gli ultimi. Lui si è innamorato del Genoa andando a vedere la prima partita persa contro il grande Torino, quello dei cinque scudetti, venendo da una famiglia dove il padre e il fratello erano tifosi granata. E’ tutta un’orgia di minoranza.
La letteratura sportiva può essere un mezzo di evoluzione culturale?
Certo. Il calcio è alta forma di cultura, perché la cultura non è una cosa cattedratica, ma è quello che fanno gli uomini. La cultura è sinonimo di artigianalità, soprattutto in questo periodo dove nessuno sa fare più nulla. Il costruire, il produrre, tutto ciò che non è naturale può essere considerato cultura. Il calcio ha le squadre, i colori, il tifo, l’incontro, i cori, i canti come diceva Pasolini il rito del calcio è l’erede di quello del teatro greco. Penso che, in questo periodo difficile per il mondo del pallone, l’unica speranza possibile è rappresentata dal mondo ultrà. Lo dissi quando scrissi il libro su De Rossi e passai per pazzo. Magari lo sono, però solo loro possono cambiare il mondo. In Turchia e in Egitto la rivoluzione è partita dagli ultrà sono loro che stanno guidando la rivolta.
Con questo libro hai avuto incontri e riscontri da parte di tifosi genoani?
A me è successo veramente come dice De André “da Palermo ad Aosta” o meglio da Catania ad Aosta. Nel libro c’è la testimonianza del signor Galifi che è siciliano, ma da emigrante al nord ha conosciuto De André e si è innamorato del Genoa per poi tornare in Sicilia e continuare a coltivare la sua passione per i rossoblu. Poi una tifosa genoana di Aosta mi ha contattato per complimentarsi del libro. Gli attestati di stima più belli li ho ricevuti dai genoani e di questo ne sono contento perché non è il mio mondo e sono riuscito a rispettare la loro anima.
Hai in cantiere qualche altro libro?
Ne ho due già in testa, ma per ora non voglio parlarne. Ho intenzione di godermi fino all’ultimo le emozioni che può darmi “Il grifone fragile”, perché ci tengo molto, quanto sono legato al primo libro “De Rossi: il mare di Roma”. Già all’epoca quando entrai in contatto con la casa editrice proposi De André, poi decidemmo di optare per De Rossi. “Il mare di Roma” ha avuto successo, ha venduto 7.000 copie vere ed è piaciuto molto. Poi mi hanno proposto di scrivere il libro su Totti ed io l’ho usato come pedina di scambio per avere poi l’appoggio per lavorare su De André.
Qual è la tua canzone preferita di De André?
Smisurata preghiera è molto bella, Crueza de ma pure. E’ come scegliere fra figli.
http://sportstory.it/2013/06/intervista-tonino-cagnucci-racconta-de-andre/
giovedì 20 giugno 2013
Fabrizio De André e la sua passione per il Genoa
Troppo spesso il calcio viene considerato uno sport legato ad ambienti non propriamente definiti intellettuali. Grazie a Tonino Cagnucci e al suo libro “Il Grifone Fragile – Fabrizio De Andrè: storia di un tifoso del Genoa” si può finalmente sdoganare questo pregiudizio.
“Il tifo è una sorta di fede laica… nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano…”
In pochi potevano immaginare che questa frase appartenesse ad un poeta sensibile come Fabrizio De Andrè che raccoglieva in “un’agenda color beige” tutti i suoi pensieri, i ritagli e i disegni non semplicemente sul calcio, ma sul Genoa. Il suo Genoa.
“Prima e dopo, sotto e sopra, il Genoa. Il Genoa tra Curcio e Sofri, fra Aosta e Palermo, fra una canzone di De Andrè e un’altra di De Andrè. Il Genoa e soprattutto le sue formazioni”
Scoprire questo lato di Faber – soprannome datogli da Paolo Villaggio – fa capire che la poesia del calcio e del tifo può elevarsi grazie ai propri interpreti. La sua passione per i personaggi contraddittori e liberi, che tante volte ha cantato, lo portava, anche nel calcio, a preferire quei giocatori controcorrente come Meroni e Zigoni.
“Ho una certa reticenza nell’identificarmi con chi vince”
L’autore ricostruisce la passione per il Genoa grazie ai diari di De Andrè, custoditi nell’omonima Fondazione, e intervistando le persone che hanno vissuto direttamente o indirettamente il cantautore genoano. Cagnucci maneggia con sapienza la letteratura e rende, un libro di carattere sportivo, un saggio di cultura letteraria senza precedenti. I richiami letterari, da Pasolini a Shakespeare, testimoniano che si può parlare di calcio senza essere necessariamente dei minus habens.
“Non ci hanno nemmeno permesso di sentire la radio, tranne un paio di domeniche per distrarci con il campionato di calcio: ricordo di aver sentiti la radiocronaca di due vittorie del Milan e soprattutto di una netta sconfitta del mio Genoa, il tre a zero a Terni. E quella è stata una domenica ancora più tremenda per me…”
Parole di un’intervista rilasciata da De Andrè dopo il rapimento di cui fu vittima assieme alla moglie Dori Ghezzi in Sardegna. L’anonima sequestri sarda li tenne segregati per quattro mesi. Durante la prigionia Fabrizio chiedeva spesso del Genoa, era l’unico svago che gli era concesso.
“Tutta la mia musica e i miei sentimenti rifuggono dagli inni. Le mie sono marce e ballate, non cose patriottiche o campanilistiche. Per il Genoa, semmai, potrei comporre una canzone d’amore”
“Creuza de ma”, però, l’hanno scelta i genoani e la cantano ancora come fosse il loro inno, mentre De Andrè riposa con accanto la sciarpa del Genoa.
Articolo di Fabiola Rieti per Sport Story
“Il tifo è una sorta di fede laica… nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano…”
In pochi potevano immaginare che questa frase appartenesse ad un poeta sensibile come Fabrizio De Andrè che raccoglieva in “un’agenda color beige” tutti i suoi pensieri, i ritagli e i disegni non semplicemente sul calcio, ma sul Genoa. Il suo Genoa.
“Prima e dopo, sotto e sopra, il Genoa. Il Genoa tra Curcio e Sofri, fra Aosta e Palermo, fra una canzone di De Andrè e un’altra di De Andrè. Il Genoa e soprattutto le sue formazioni”
Scoprire questo lato di Faber – soprannome datogli da Paolo Villaggio – fa capire che la poesia del calcio e del tifo può elevarsi grazie ai propri interpreti. La sua passione per i personaggi contraddittori e liberi, che tante volte ha cantato, lo portava, anche nel calcio, a preferire quei giocatori controcorrente come Meroni e Zigoni.
“Ho una certa reticenza nell’identificarmi con chi vince”
L’autore ricostruisce la passione per il Genoa grazie ai diari di De Andrè, custoditi nell’omonima Fondazione, e intervistando le persone che hanno vissuto direttamente o indirettamente il cantautore genoano. Cagnucci maneggia con sapienza la letteratura e rende, un libro di carattere sportivo, un saggio di cultura letteraria senza precedenti. I richiami letterari, da Pasolini a Shakespeare, testimoniano che si può parlare di calcio senza essere necessariamente dei minus habens.
“Non ci hanno nemmeno permesso di sentire la radio, tranne un paio di domeniche per distrarci con il campionato di calcio: ricordo di aver sentiti la radiocronaca di due vittorie del Milan e soprattutto di una netta sconfitta del mio Genoa, il tre a zero a Terni. E quella è stata una domenica ancora più tremenda per me…”
Parole di un’intervista rilasciata da De Andrè dopo il rapimento di cui fu vittima assieme alla moglie Dori Ghezzi in Sardegna. L’anonima sequestri sarda li tenne segregati per quattro mesi. Durante la prigionia Fabrizio chiedeva spesso del Genoa, era l’unico svago che gli era concesso.
“Tutta la mia musica e i miei sentimenti rifuggono dagli inni. Le mie sono marce e ballate, non cose patriottiche o campanilistiche. Per il Genoa, semmai, potrei comporre una canzone d’amore”
“Creuza de ma”, però, l’hanno scelta i genoani e la cantano ancora come fosse il loro inno, mentre De Andrè riposa con accanto la sciarpa del Genoa.
Articolo di Fabiola Rieti per Sport Story
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