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venerdì 6 marzo 2015

"Il Grifone fragile": passione e sentimenti del genoano Fabrizio De Andrè


«Fabrizio De Andrè […] rientra in quella finora innominabile categoria senza genere di geni, di poeti, filosofi, persino martiri, che hanno amato e amano il pallone. Gli insospettabili. Gli insoliti noti».

Con questa bellissima frase ho deciso di iniziare la presentazione del libro dedicato ad un genoano d’eccezione; non a caso una recensione che compare dopo mesi di silenzio.

Devo dire la verità, cari lettori: l'opera mi ha piacevolmente sorpresa. Ho iniziato la lettura aspettandomi un lavoro di documentazione – poiché l'autore correttamente dichiara di aver lavorato sui materiali dell'Archivio del Centro Studi "Fabrizio De Andrè" presso l'Università di Siena – invece no. O almeno, non solo. Mi sono trovata alle prese con un vero e proprio romanzo; emozionante come un thriller e coinvolgente molto più di una biografia "tradizionale", arricchito da numerosissime testimonianze.

Quel che vorrei sottolineare, al di là del contenuto, è che "Il Grifone fragile" non è un lavoro autoreferenziale. Non è, cioè, scritto da un genoano, ma da un appassionato di De Andrè di dichiarata fede romanista. Eppure parla del Genoa - del nostro Genoa - con un amore e una dedizione esemplari, che forse noi non dedicheremmo a un'altra squadra, nemmeno al nostro "gemello" Napoli. Perché dico questo? Per evidenziare il fatto che, forse, il Genoa, con la sua storia, i suoi personaggi, i suoi tifosi è portatore di valori universali che vanno al di là del calcio giocato.

«Che cos’è il tifo? E’ una sorta di fede laica [...] nasce da un bisogno forse infantile ma pur sempre umano di identificarsi in un gruppo che ha come fine la lotta per la vittoria contro altri gruppi. Questo desiderio primario può essere contenuto in una rivalità sportiva o sconfinare nel fanatismo, ma questo penso sia un problema che in parte deriva dal carattere dei singoli, in parte dall’educazione che i singoli ricevono dalla società. Voglio dire che un individuo facilmente influenzabile, a cui la società insegna continuamente che la vita è soltanto una lotta a coltello per la sopravvivenza, facilmente diventerà un fanatico e nel momento in cui ipotizzerà la sconfitta della propria squadra in cui si identifica per un bisogno di protezione, considererà tale sconfitta, sia prima che la sconfitta si verifichi, per scongiurarne sia dopo che si è verificata, per vendicarsi...Il fattore “fanatismo” anche questo deriva dai pessimi esercizi e dai cattivi insegnamenti degli oligarchi e della civiltà dei consumi».

Non è un politologo o un sociologo che parla: è un cantante che ha sempre fatto della coerenza una regola di vita. E’ quella persona che ha rifiutato l’abbonamento onorario in tribuna d’onore al Genoa per la stagione 1998-99. E’ quella persona che invece di scegliere la via dritta della carriera paterna ha deciso di vivere di canzoni, che ha deciso, in un certo senso, di allontanarsi dalle orme di famiglia, come un moderno Francesco che restituisce le ricchezze al padre e si riveste di un solo saio.

Questo e molto altro troverete ne “Il Grifone fragile”, cari lettori.

Ve ne raccomando la lettura.


18.08.2013

© Monica Serravalle 

mercoledì 12 novembre 2014

Il Grifone fragile di Tonino Cagnucci



Scrivere un libro su un tifoso non è usuale (almeno io non ne ricordo altri). Scrivere un libro su un tifoso “dentro”, non su qualcuno che del tifo ha fatto dimostrazione pubblica d’identità, è inusuale e difficile. Si può scadere troppo facilmente nell’immaginato.
Cagnucci invece, da verace giornalista, ne “Il Grifone fragile” trova la chiave di volta, gli appunti privati di Fabrizio De André, dove quel tifo non (o poco) detto diventa evidenza nero su bianco, dalla quale costruire il tema.
Leggendo quell’agenda del Credito Lombardo, Cagnucci si è trovato di fronte a pagine molto diverse:su alcune un ragazzino di quinta elementare segnava con accuratezza pre-onanistica squadre e medie inglesi del campionato del Genoa, in altre ha trovato vette di genio e poesia dalla grandezza irraggiungibile (c’è un intellettuale oggi che puó scrivere/comprendere/ farci comprendere “La domenica delle salme”?)
Cagnucci da qui ha dedotto la prima verità del libro, Geno(v)a è casa, gli amici di casa Repetto, una città divorata e poi raccontata per vissuto e non per sentito dire. Questo mondo non vedrà mai il poeta che canta, ma a viverci dentro sarà per sempre il ragazzino che sogna. Si lavora a Milano e si sogna a Genova, con il Genoa che fa da desiderio mai infranto.
Seconda verità: questo è un libro su un tifoso vero, dalla passione assoluta. De André è un tifoso vero del Genoa, non perché si identifica nelle prassi domenicali dello stadio o di 90° minuto (e di Sky a tutti i costi anche se c’è di meglio da fare), ma perché ha in testa quel rumore di fondo che non ti lascia mai in pace,un tarlo ripetitivo e cercato: “Cosa ha fatto il Genoa?”
Terza verità del libro: il genio è sempre popolare. Per quanto nasce in una famiglia della medio-alta borghesia, è nelle passioni popolari che deve immergersi per conoscere i rimbalzi dell’esistenza. Senza questa scuola terribile potrai arrivare in alto, lì dove tutti guardano e ammirano, ma non raggiungerai mai vette inattese.
Una postilla almeno sullo stile: denso da tenerti contro il libro, vallonato come una tappa tra Emilia e Toscana, quando non stai mai fermo, non ti rilassi mai. Dentro ci sono studio, letture e grande amore per il tema. Quando ami davvero le parole non riesci a tenerle a bada tanto facilmente e va a finire che si infilano senza permesso nei periodi piani che vorresti portare a termine. Quando questo succede è sempre un bene, è la meraviglia della passione che zittisce il cervello.
Iniziate a parlare o a scrivere di qualcosa che vi piace davvero tanto e capirete quanto è bello.

http://letteraturasportiva.primosu.it/2013/06/il-grifone-fragile-di-tonino-cagnucci.html

domenica 13 luglio 2014

Il Grifone fragile - Fabrizio De Andrè: storia di un tifoso del Genoa


Esce nelle librerie un toccante volume che racconta il grande amore del cantautore genovese per il club rossoblù. Con documenti inediti e interventi di molti personaggi vicini al cantautore genovese



Gli amori troppo forti ti fanno sentire fragile. Forse per questo ne hai bisogno. Gli amori non sempre durano, ma ce n'è uno che non ti abbandona mai. Quello per la tua squadra del cuore. Quello che aveva Fabrizio De André per il Genoa e che Tonino Cagnucci racconta ne Il Grifone fragile – Fabrizio De André, storia di un tifoso del Genoa (Limina, 171 pagg. euro 16,90) da pochi giorni nelle librerie. Una biografia? Non proprio. Intanto perché l'autore non potrebbe essere più lontano da qualsiasi forma di categorizzazione sia per formazione (laureato in Estetica, caporedattore del Romanista fin dai suoi inizi) sia per un modo di raccontare che apre lo spazio per l'incontro di tante voci. Poi perché le vite raccontate sono almeno due. Quella di Faber e quella del Genoa, che diventano la stessa cosa, come nel ritratto del cantautore genovese (“quindi genoano, perché Genova è il Genoa”) sulla bandiera che sventola in gradinata Nord. Come se fosse il Genoa a fare il tifo per De André.

TROPPO COINVOLTO — L'amore di Fabrizio De André per il Genoa era noto, ma questo libro ne svela la vera essenza, che Faber ha sempre tenuto il più possibile nel suo privato. Non ha mai dedicato una canzone al Genoa perché "troppo coinvolto", non avrebbe avuto il necessario distacco. E non l'ha mai amata come quando l'ha lasciata, momento raccontato nel capitolo centrale (il settimo di quindici), più romantico e struggente del libro, quando "Giugno '73" (tra le più belle canzoni di De André) diventa soprattutto il mese e l'anno del ritorno in Genoa in A, nelle stagioni in cui Faber si sta preparando a lasciare Genova, dopo aver chiuso anche il primo matrimonio. E allora sì, Giugno '73: “E' stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati”. Sono andati sempre insieme, De André e il Genoa. E tutto si rivela in questa biografia doppia, ma non duplicata, specchio di metafore dove tutto si rivela grazie al grande lavoro di ricerca dell'autore e la rivelazione, più che la ricerca, di rispondenze. Corrispondenze, direbbe Baudelaire. L'inizio è fin troppo chiaro. C'è De André che nasce nell'ultima settimana in cui il Genoa è primo in classifica nella sua storia, a quel punto del campionato.


GROVIGLIO DI EMOZIONI — E ci sono soprattutto le agende di cui Cagnucci riesce a pubblicare – ed è la prima volta in assoluto – quelle pagine che appuntano formazioni del Genoa, tabelle salvezze, sogni di mercato, impropreri contro la Juventus e il Milan, il racconto di quando è diventato tifoso, i diffidati della squadra che il Genoa avrebbe incontrato. C'è persino una letterina a Gesù Bambino di "Bicio" a 8 anni ("Caro Gesù... portami la divisa da giocatore del Genoa"). Seguendo queste tracce scritte per non essere lette da nessuno inizia un percorso di rivelazione e rivoluzione, con tante voci che non si accavallano mai. Tra le tante, ci sono Dori Ghezzi, Francesco Baccini, il capo storico dei tifosi del Genoa Pippo Spagnolo, Gigi Riva, Gianfranco Zigoni che scopre di essere uno dei calciatori preferiti del Genoa e un Paolo Villaggio talmente doriano da non accettare che si parli di De André come di un genoano. Ma il viaggio evoca anche altre voci, da Gigi Meroni a Pier Paolo Pasolini, che con De André condivideva la stessa idea di Cristo e di calcio. L'abilità di Cagnucci è quella di dare una perfetta armonia a un intenso groviglio di emozioni e di tracciare un percorso che coinvolge al punto tale che è difficile staccarsi, perché più si va avanti e più si ha la sensazione che tutto si compia all'arrivo. Ed è quasi appagante scoprire che è veramente così nell'ultimo, struggente, capitolo di una storia che inizia parlando di calcio e finisce parlando di anime.


http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Libri/22-05-2013/grifone-fragile-fabrizio-de-andre-storia-un-tifoso-genoa-20435161661.shtml